Roma ha perso una delle sue figure più eccentriche. Stamattina, intorno alle 10.30, è venuto a mancare Tinto Brass, regista italiano noto per il suo stile provocatorio e la sua ossessione per l'erotismo. La notizia è stata diffusa dall’Ansa e dalla famiglia, che ha previsto una cerimonia funebre strettamente privata.
Nato a Milano nel 1933, Tinto Brass aveva intrapreso una carriera cinematografica ricca di innovazioni e controversie. Dopo un'istruzione in Giurisprudenza e un periodo alla Cinémathèque française di Parigi, il suo debutto alla regia avvenne nel 1963 con ‘Chi lavora è perduto’. La sua produzione successiva, tra gli anni Settanta e gli anni Novantainni, fu caratterizzata da film come ‘Salon Kitty’, ‘La chiave’, ‘Miranda’, ‘Paprika’ e ‘Così fan tutte’, tutti incentrati su temi di desiderio, trasgressione e sessualità.
Brass, apprezzato da Federico Fellini e Michelangelo Antonioni, si distinse per la sua volontà di esplorare il corpo umano e il desiderio senza filtri. La sua opera ha spesso sfidato le sensibilità del tempo, suscitando polemiche e dividendo critica e pubblico. Nonostante ciò, Brass riuscì a lanciare talenti come Stefania Sandrelli, Serena Grandi, Debora Caprioglio e Claudia Koll, contribuendo in modo significativo alla storia del cinema italiano.
La famiglia Brass, composta da Caterina Varzi (moglie), Bonifacio e Beatrice Brass (figli), ha espresso un profondo dolore per la perdita. La sua eredità, tuttavia, rimane immutabile: Tinto Brass è stato un regista unico nel suo genere, capace di trasformare il desiderio in una forma d'arte.