Il cammino dell’autonomia differenziata affronta una fase cruciale con l’analisi in corso al Parlamento dei disegni di legge relativi a Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto. L’Ufficio studi di Camera e Senato ha esaminato le intese regionali, evidenziando criticità giuridiche e necessità di correttivi per evitare illegittimità. In particolare, lo stop al ‘trasferimento in blocco’ delle materie è stato sottolineato, richiedendo un trasferimento di ‘specifiche funzioni’ e motivazioni basate sul principio di sussidiarietà.
I rilievi dell’Ufficio Studi riguardano la clausola di garanzia e il potere sostitutivo, inseriti per le materie “no-Lep” (protezione civile, professioni e previdenza), con l'impegno a tutelare l'unità giuridica ed economica della Repubblica. I tecnici evidenziano inoltre che le Camere non hanno un potere di approvazione o rifiuto ‘prendere o lasciare’, senza possibilità di emendamenti.
Le aree di incertezza riguardano la protezione civile, il riconoscimento delle qualifiche professionali e la sanità. Il dossier suggerisce un approfondimento per evitare sovrapposizioni con le competenze statali, una delucidazione sugli effetti del riconoscimento regionale delle professioni e l’individuazione precisa delle disposizioni che cessano di avere efficacia nelle Regioni interessate. Questo potrebbe amplificare il divario sanitario tra Nord e Sud Italia.
La potenziale ricaduta sulla Calabria è un tema centrale: secondo diversi analisti, la gestione della salute consente alle Regioni di modulare autonomamente le tariffe e utilizzare con elasticità i fondi regionali, aumentando il rischio di fuga di pazienti verso il Nord e impoverendo il Servizio Sanitario Regionale. Il dossier sottolinea l’opportunità di un’attenta valutazione per evitare ulteriori disparità.