Il 28 febbraio 2026, l’operazione militare lanciata dagli Stati Uniti e Israele contro l’Iran ha rappresentato un colpo d’attacco su vasta scala, mirata a rovesciare il regime teocratico e a neutralizzare il programma nucleare iraniano. L'intervento, coordinato da Donald Trump e Benjamin Netanyahu, prevedeva 24.000 attacchi che devastarono i centri di comando del paese, con l’obiettivo dichiarato di eliminare i principali leader del regime e interrompere le attività nucleari.
Nonostante la ferocia dell'offensiva, il regime iraniano sopravvisse ai quaranta giorni di bombardamenti. La capacità di risposta immediata, combinata con una strategia difensiva ben consolidata, permise al governo di continuare a operare e di mantenere un ruolo attivo nei negoziati internazionali. Questo risultato contrasta nettamente con le previsioni iniziali di una rapida caduta del regime, alimentando dubbi sulla reale efficacia della strategia di Trump.
L'analisi degli esperti militari e dei specialisti di Medio Oriente, presentata in un report di Le Monde, identifica quattro fattori chiave alla base della resilienza iraniana. In primo luogo, la capacità di dislocazione delle forze armate iraniane, che permise loro di evitare i principali obiettivi militari. In secondo luogo, l'efficacia delle difese aeree e missilistiche, che resero difficile per gli attacchi aerei statunitensi raggiungere le loro mete. In terzo luogo, il ruolo cruciale della propaganda e dell’informazione, che contribuirono a galvanizzare la popolazione iraniana e a rafforzare il sostegno al regime.
Infine, l'incapacità degli Stati Uniti di ottenere una vittoria decisiva, combinata con le pressioni internazionali, costrinse Washington a negoziare con il regime iraniano. Questo risultato evidenziava la complessità del panorama geopolitico regionale e la difficoltà di imporre la propria volontà attraverso mezzi militari. La vicenda ha sollevato interrogativi sulla strategia americana in Medio Oriente e sull'efficacia delle sanzioni economiche come strumento di pressione.