Il comune di Seveso, in provincia di Monza e della Brianza, ha inaugurato il ‘Bosco delle querce’, uno spazio museale permanente dedicato alla memoria dell’incidente chimico di Meda del 1976. Il progetto, nato dalla collaborazione tra il Comune, la regione Lombardia e lo studio creativo Sfelab, si colloca nell’area più contaminata da tccd, una diossina altamente tossica rilasciata dall'impianto Icmesa. L'obiettivo è quello di creare uno stimolo alla ricerca e all'approfondimento del disastro, piuttosto che fornire risposte definitive, restituendo le diverse posizioni che hanno caratterizzato la comunità nel corso dei decenni.
L’incidente del 1976, causato da un guasto a un reattore dello stabilimento Icmesa, ha avuto conseguenze devastanti per Seveso e i comuni limitrofi. La nube di tccd contaminò l'ambiente, causando la morte o l'abbattimento di migliaia di animali, lo sviluppo della cloracne in 193 persone e costringendo a lasciare le proprie case oltre 800 residenti. Oltre 220.000 persone furono sottoposte a controlli sanitari, evidenziando la gravità della situazione e il ritardo nella comunicazione da parte dell'azienda e delle autorità.
La soluzione adottata per la bonifica dell’area, su iniziativa della comunità locale, fu quella di creare un bosco. L'idea, realizzata tra il 1983 e il 1984, consistette nella costruzione di un grande parco sull’area più contaminata, dove è stato poi edificato il museo. Questo approccio innovativo, che prevedeva la realizzazione di vasche di contenimento per i materiali inquinati ricoperte da un bosco, rifletteva l'opposizione della popolazione alla costruzione di un inceneritore destinato a smaltire le macerie e gli animali morti. Il progetto è stato ideato e realizzato dal fotografo Mattia Marzorati, che ha documentato la vicenda attraverso una serie di immagini.
Il museo non si limita a raccontare l'evento del 1976, ma affronta anche questioni complesse come l’aborto terapeutico, le bonifiche, le responsabilità industriali e le conseguenze sanitarie che continuano ad avere un impatto sulla comunità. Il lavoro di Marzorati, supportato dallo studio Fratter, si concentra sull'interpretazione del disastro nel tempo, restituendo la complessità delle dinamiche sociali ed emotive che lo hanno caratterizzato. La Roche Tower, sede della multinazionale Hoffmann-La Roche, è considerata responsabile dell’incidente.