La tradizionale corsa dei tori di Pamplona, conosciuta come «Encierro», si è rinnovata durante la festa di San Fermín, attirando migliaia di spettatori e mettendo a dura prova il coraggio dei «mozos» – giovani uomini che sfidano i tori in una pericolosa discesa attraverso le strette vie del centro storico della città spagnola.
Radici Storiche e Significato
Le origini di questa spettacolare tradizione risalgono al XII secolo, quando si svolgevano feste in onore di San Fermín, patrono della città. Inizialmente, l'Encierro era una sorta di processione agricola per portare gli animali alla plaza de toros e alla fiera, dove venivano venduti. Nel corso del tempo, la corsa è diventata un elemento centrale delle celebrazioni, rappresentando il passaggio dei pastori e degli allevatori verso la città.
La notorietà dell'Encierro è stata ulteriormente amplificata dalla figura di Ernest Hemingway, che nel suo romanzo «Fiesta (Il sole sorge ancora)» ha immortalato questa tradizione, contribuendo a diffonderla in tutto il mondo. Ogni anno, tra luglio e metà agosto, la città si anima con migliaia di partecipanti, molti dei quali sono attratti dal fascino del rischio e dalla possibilità di vivere un'esperienza unica.
La corsa si svolge ogni giorno per otto giorni, a partire dal mezzogiorno della vigilia della festa. I «mozos», vestiti di bianco con fazzoletti rossi al collo, simboleggiano gli antichi pastori e si lanciano nella sfida di sfidare i tori in una corsa a perdifiato di circa 800 metri. Nonostante il rischio elevato di lesioni, la partecipazione è massiccia, stimata tra le 2.000 e le 2.500 persone per ogni corsa.
Tuttavia, l'Encierro non è privo di pericoli. Molti partecipanti subiscono ferite a causa dei colpi dei tori, delle spintone o degli incornamenti. Dal 1924, sono stati registrati 16 decessi, di cui 15 causati da incornate. Nonostante questi rischi, la corsa rimane una delle tradizioni più affascinanti e pericolose del mondo, un'occasione per celebrare la cultura spagnola e l'audacia dei suoi abitanti.