La Decadenza di una Dinastia e l'Esordio Inatteso
Il romanzo I Lázár, scritto dall’esordiente svizzero Nelio Biedermann (23 anni), sta suscitando un notevole interesse nel panorama letterario internazionale. Il libro, pubblicato da Guanda, è già in fase di traduzione in 30 lingue e sarà presentato a Pordenonelegge il 19 settembre con l’introduzione di Tullio Avoledo.
La saga dei Lázár, una famiglia di aristocratici ungheresi, diventa il fulcro di un'opera che ripercorre il Novecento attraverso le vicende di generazioni. La storia inizia con Sandor Lázár, nel tramonto dell’Impero austro-ungarico, per poi seguire l’erede Lajos, immerso nelle guerre, nel nazismo e nell’occupazione sovietica. Biedermann non si limita a raccontare un evento storico, ma esplora il destino di una famiglia segnata dalla perdita, dalla memoria e dalla difficoltà di liberarsi dal proprio passato.
Un elemento chiave del romanzo è l'attenzione alla memoria, intesa non solo come ricordo del passato, ma anche come forza che resiste al tempo e alle trasformazioni. La “cantina” dei giovani aristocratici, un luogo simbolico dove si ritrovano dopo la caduta del comunismo, rappresenta questa persistenza della interiorità nonostante i cambiamenti politici ed economici. La domanda centrale a cui il romanzo invita è: quanto di ciò che siamo, nel bene e soprattutto nel male, è ereditario? E come possiamo liberarcene?
Lo stile di Biedermann è caratterizzato da una prosa ricca e suggestiva, che mescola influenze letterarie diverse – da Proust a Marquez – con un’attenzione alla tradizione classica. L'autore non segue tendenze specifiche, ma si affida a una scrittura elegante e raffinata, capace di evocare atmosfere cupe e malinconiche. La favola nera, l'ambientazione nel castello nel bosco e il contrasto tra la decadenza materiale e la persistenza della memoria contribuiscono a creare un’opera intensa e profondamente commovente.