Matteo Renzi, leader di Italia Viva, ha lanciato un’aspra critica nei confronti della premier Giorgia Meloni, definendola "in difficoltà" e accusandola di aver "perso anche un po’ di lucidità". Le dichiarazioni, interviste a Repubblica, emergono in seguito al rigetto da parte dell'aula parlamentare del sub-emendamento delle opposizioni sulle preferenze, un elemento centrale nel dibattito sulla riforma della legge elettorale.
Il quadro di sfilacciamento
Renzi evidenzia una situazione interna al governo caratterizzata da disorganizzazione e mancanza di controllo. Secondo il leader del centrosinistra, i ministri Tajani e Salvini non mostrano timore nei confronti della premier, ma il problema risiede nel fatto che nessuno dei due riesce più a controllare efficacemente i propri gruppi parlamentari. Questo ha portato a uno "sfilacciamento" in cui le decisioni vengono prese in modo frammentato e senza una chiara leadership.
La vicenda delle preferenze, in particolare, viene interpretata da Renzi come un ulteriore segnale di debolezza del governo Meloni. Pur apparendo tentata di accettare la proposta, la premier ha scelto di prevalere sulle ragioni dell'unità della coalizione, una decisione che, secondo Renzi, dimostra "che si rimangia tutto". Il riferimento all’11 marzo 2014 e alla dichiarazione incalzante del centrosinistra è un chiaro richiamo a una strategia politica ritenuta efficace.
Renzi conclude con un appello al centrosinistro, invitando i partiti a "scuotersi", organizzare le primarie come una vera e propria festa di popolo e, se uniti, prendere Palazzo Chigi. Suggerisce anche la scelta del successore di Mattarella e l'inizio di una nuova fase per il centro Europa.