La tubercolosi, malattia che continua a rappresentare una delle principali cause di mortalità globale, potrebbe presto essere diagnosticata in tempi drasticamente ridotti grazie all'introduzione di nuovi test molecolari ‘near-point-of-care’ (NPOC). L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e il Global Fund stanno promuovendo l'adozione di questa tecnologia innovativa per accelerare la diagnosi e ridurre il ritardo diagnostico, un fattore critico nella gestione della malattia.
Il problema principale risiede nel fatto che, nonostante i farmaci efficaci siano disponibili, la tubercolosi viene spesso diagnosticata troppo tardi o non viene diagnosticata affatto. Secondo stime, nel 2024 circa 2,4 milioni di persone affette da TBC risultano ancora ‘mancanti’, non raggiunte dai servizi per la TBC. Questo dato evidenzia una lacuna significativa nei sistemi sanitari globali e sottolinea l'urgenza di interventi mirati a migliorare l'accesso alla diagnosi precoce.
L'iniziativa, sostenuta da organizzazioni come il Global Fund to Fight AIDS, Tuberculosis and Malaria, la Children’s Investment Fund Foundation (CIFF) e l'Aurum Institute, prevede l'introduzione di questi test molecolari in 13 Paesi ad alta incidenza: Bangladesh, Benin, Camerun, Etiopia, Filippine, Indonesia, Kenya, Nigeria, Perù, Sudafrica, Uganda, Vietnam e Zambia. L’obiettivo è distribuire quasi tre milioni di test tra il 2026 e il 2027, consentendo ai centri di assistenza primaria di effettuare diagnosi rapide e precise direttamente sul posto.
La novità principale risiede nel fatto che i test NPOC permettono di eseguire l'analisi del campione in loco, eliminando la necessità di inviare campioni a laboratori centralizzati, dove il tempo di attesa può essere significativo. Questo cambiamento radicale nel processo diagnostico ha il potenziale per trasformare la gestione della tubercolosi, migliorando significativamente i risultati clinici e riducendo il numero di persone che non ricevono il trattamento tempestivo.