Un’ondata di attacchi informatici ha messo a dura prova le infrastrutture europee, rivelando una vulnerabilità inaspettata: la dipendenza da sistemi di controllo remoto per apparecchiature essenziali come i congelatori dei supermercati. La notte tra domenica e lunedì, gruppi hacker filorussi NoName057(16) e Z-Pentest hanno preso di mira impianti di refrigerazione in otto Paesi, inclusa l’Italia, spingendo i sistemi fino a cinquanta gradi Celsius. Questo scenario, descritto come tratto da un film catastrofico, è diventato realtà negli ultimi giorni, con scaffali vuoti, farmaci abbandonati e interruzioni di corrente.
I governi europei, in tono lugubre e rassegnato, hanno lanciato piani di crisi per i cittadini, come quello svedese che prevede l’autosufficienza individuale per almeno una settimana. La Germania, la Francia e il Regno Unito avevano già lanciato allarmi simili, raccomandando scorte di dieci giorni e preparando kit di primo soccorso esauriti in tempi rapidi. L'Eurobarometro evidenzia una preoccupante mancanza di preparazione: meno di quattro europei su dieci si sentono adeguatamente preparati a un’emergenza, con solo il ventinove che dichiara di avere scorte alimentari e appena il venti per cento che dispone di riserve d'acqua.
L’analisi rivela una falla cruciale nel sistema: la direttiva Nis2 e quella sulla resilienza delle entità critiche coprono solo alcune parti della filiera alimentare, escludendo i dettagli del commercio al dettaglio. Questo significa che i supermercati, considerati infrastrutture non critiche, erano vulnerabili. Analogamente, la protezione dei pannelli solari e dei piccoli impianti energetici domestici è limitata. La comodità offerta da sistemi di controllo remoto per frigoriferi e altri dispositivi, resa possibile dalla digitalizzazione, ha amplificato l’impatto degli attacchi.
Gli hacker hanno sfruttato questa vulnerabilità, dimostrando che oggetti apparentemente insignificanti possono diventare armi in un contesto di crisi. La risposta non deve essere solo staccare la spina, ma rafforzare le difese di tutti gli anelli della catena, comprese le infrastrutture più diffuse. L'incapacità di prepararsi adeguatamente e l’assenza di una strategia integrata evidenziano un punto cieco nel modo in cui concepiamo le infrastrutture critiche: spesso ci concentriamo su grandi impianti, ignorando il potenziale impatto di sistemi distribuiti.