La Corte dei Conti del Veneto ha riaperto l’inchiesta sullo smaltimento di Palazzo Papadopoli, il prestigioso edificio storico ceduto al magnate di Singapore Chiat Kwong Ching nel 2017. L'indagine, già avviata a febbraio, si basa sulle recenti stime del tribunale di Venezia che contestano il prezzo di vendita, ritenendolo troppo basso rispetto alle valutazioni precedenti e attuale. Secondo la procura regionale della Corte dei Conti, l’ex sindaco di Venezia, Luigi Brugnaro, insieme ai suoi assessori (Renato Boraso, Luciana Colle), al capo e vicecapo di gabinetto (Morris Ceron, Derek Donadini) e a diversi dirigenti e responsabili del settore, avrebbero contribuito a un ribasso ingiustificato del valore dell’immobile, con conseguente danno erariale stimato in 3,2 milioni di euro.
Il procedimento si concentra sulle divergenze tra le diverse perizie sul valore del palazzo. Nel 2009, l'immobile era stato messo all'asta per 14 milioni, mentre nel 2017 l’offerta di Ching si attestava a 10,8 milioni. Le stime successive avevano individuato valori compresi tra i 10,7 e gli 11,4 milioni, in base a diverse configurazioni (commerciale/residenziale o ricettiva), con un numero variabile di camere. La procura contesta la perizia del tribunale di Venezia, affidata dall'avvocato Simone Zancani e Leonardo De Luca, che ha individuato una base d’asta di 10 milioni e 714 mila euro, inferiore al prezzo pagato da Ching.
La Corte dei Conti evidenzia le differenze sostanziali tra la perizia del tribunale e quella effettuata nel 2017 dal consulente Andrea Reggio. In particolare, la stima di Reggio aveva previsto un albergo a cinque stelle con 28 camere doppie e un tasso di occupazione dell'85%, mentre la nuova perizia del tribunale considera un hotel di lusso a cinque stelle da 23 stanze con il 75% di occupazione media. La Corte contesta anche l’esistenza di un vincolo della Soprintendenza sul numero di camere, sostenendo che non è supportato da documentazione.
L'inchiesta si svolge in parallelo all'indagine “Palude” della procura di Venezia, che accusa Brugnaro di corruzione. La Corte dei Conti ha citato in giudizio anche Luis Lotti, mandatario in Italia di Ching, e sta valutando l’utilizzo della perizia del tribunale come elemento probatorio. Il giudice Francesca Cosentino ha espresso fiducia nel fatto che il giudice analizzerà attentamente le diverse perizie e determinerà se vi sia stato o meno un danno erariale.