La lettera a una bambina appena nata, pubblicata su Linkiesta, offre una riflessione malinconica sul presente, dipingendo un quadro di un mondo in cui l'umore generale è dominato dalla preoccupazione e dall'ansia. Il mittente, un uomo ormai anziano, descrive come le generazioni precedenti fossero caratterizzate da speranza, fiducia e possibilità, mentre oggi prevalgono la paura, il pessimismo e la cautela.
Il testo ripercorre i ricordi di un’epoca in cui l'innovazione tecnologica – come l'acquisto di una cinepresa Canon con zoom e moviola a quindici anni – rappresentava un momento di grande orgoglio e di fiducia nel futuro. La semplicità offerta dalle nuove tecnologie, secondo il mittente, avrebbe dovuto liberare l'umanità dalla schiavitù delle cose inutili, ma invece ha generato una sensazione di isolamento e di perdita di orientamento.
La lettera fa riferimento anche all’impatto del Covid-19, descrivendo come il virus abbia “asserragliato” il mondo, portando alla chiusura delle case e alla diffusione della paura. Il racconto evidenzia la percezione di un'autorità paterna che impartiva ordini severi, basati sull'isolamento sociale e sul timore degli altri, in particolare degli anziani.
Il mittente conclude con una critica al fatto che le direzioni siano spesso puntate verso terra, indicando contraddizioni o inutilità. Sottolinea come la paura possa essere un elemento determinante nel comportamento umano, e come l'assenza di utopie concrete possa portare a un senso di disorientamento e di perdita di speranza. Il testo si chiude con una riflessione sulla responsabilità delle generazioni più giovani e sull’importanza di coltivare l’intenzione e la volontà per affrontare le sfide del futuro.